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Storia di
Castelchiodato
Castrum Deodati |
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A parte le citazioni di Tito Livio e Plinio il Vecchio riguardanti Ameriola, una cittadina pre-romana distrutta da Tarquinio Prisco nel IV secolo aC e presumibilmente collocata su un colle vicino a quello dove attualmente sorge Castelchiodato, non si hanno altre notizie documentate circa questo territorio fino al XII-XIII secolo. Il riferimento più antico al territorio di Castelchiodato è fornito da don Andrea Pinco, parroco del paese sul finire del XIX secolo, che, in una lettera al Vescovo suffraganeo di Sabina, datata 2 luglio 1895, così scrive:
Questa lettera fu scritta dal parroco di Castelchiodato per rivendicare alcune decime non corrisposte e non è dato di sapere se quanto in essa riferito fosse vero o una invenzione del prelato per giustificare le sue richieste. E' opinione diffusa, però, che presso la biblioteca dei Monaci Basiliani di Grottaferrata si trovino dei documenti in merito, che nessuno ha ancora verificato: qualora tutto ciò risultasse vero, allora ci si troverebbe di fronte alle prove sia dell'esistenza, fin dal XII secolo, di un convento nei pressi dell'attuale colle del SS. Salvatore, sia dell'appartenenza dei territori limitrofi al piccolo feudo di un certo Deodato di Cretone. A parziale supporto di ciò, nella relazione della visita pastorale alla comunità di Castelchiodato, effettuata dal cardinal Corsini il 15 ottobre 1781, si legge:
Il redattore della relazione si riferisce alla campana posta oggi sul campanile della chiesa di Santa Margherita, che, dunque, doveva già esistere in quei tempi, a meno che la campana stessa non fosse stata recuperata da un'altro luogo sacro. Non è dato di sapere, però, se la campana battesse i suoi rintocchi nell'ambito di una chiesa rurale o di una chiesa posta nei pressi di un maniero. Ma, ammettendo per buona la seconda ipotesi, quale famiglia ne potrebbe essere stata la proprietaria? Nella bassa Sabina, all’inizio del Medioevo, erano pochissime le famiglie che detenevano un grande potere; tra queste vi era la famiglia dei Crescenzi Ottaviani, conti di Palombara ( più semplicemente detti “i Palombara” ), il cui potere continuò ad espandersi in zona fino al secolo XIII, quando vennero praticamente soppiantati dai Savelli, ricca e potente famiglia romana. Nel 1278, i fratelli Pandolfo e Giovanni Savelli vendettero i castelli di Palombara e Monteverde al Cardinale Jacopo, altro loro fratello ( destinato a diventare Papa Onorio IV ), e, nell'atto di vendita, specificarono chiaramente i confini dei "tenimenti" venduti:
A tale data, dunque, esistevano sicuramente dei castelli di un certo Deodato di Cretone, forse discendente dell’omonimo personaggio citato da don Andrea Pinco, ed è molto probabile che tra essi ci fosse anche quello di Castelchiodato, il cui territorio confinava con quelli di Sant'Angelo e Monte Verde.
Nel 1279 l'ancora Cardinale Jacopo Savelli chiese ed ottenne dal Papa Clemente IV la facoltà di redigere testamento, al fine di assegnare le sue consistenti ricchezze, dopo la sua morte, al fratello Pandolfo ed al nipote Luca, figlio di Giovanni, defunto nel frattempo. Nel testamento specificò che il patrimonio doveva essere trasmesso per discendenza agli eredi maschi della famiglia, in assenza dei quali il patrimonio sarebbe dovuto andare alla chiesa romana. L’elenco dei possedimenti della famiglia Savelli nel Lazio, a sud del Tevere, comprendeva: Castrum Albani, Castrum Sabelli, parte di Castrum Gandulphorum e parte di Castrum Leonis, nella diocesi Albanensi; Castrum Fajole nella diocesi Tusculana; Castrum Arignani e parte del Castrum Versani nella diocesi di Civita Castellana; parte del Castrum Turritae nella diocesi Nepesina; Castrum Palumbariae e Castrum Montis Viridis nella diocesi Sabina ( leggi il testamento del 1279 ). Il territorio di Castelchiodato non vi appare e, pertanto, il castello doveva essere ancora proprietà di Deodato di Cretone. Nel 1285, diventato Papa col nome di Onorio IV, Jacopo Savelli, ratificò nuovamente il suo testamento a favore di Pandolfo e Luca, ma, anche in questo atto, Castelchiodato non figura tra i possedimenti dei Savelli ( leggi il testamento del 1285 ). Bibliografia
Coste Jean,
Scritti di
topografia medievale,
Ed. Istituto storico italiano per il medio evo, Roma, 1996 |
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