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La particolare posizione geografica, vicina alla confluenza del fiume Aniene nel
Tevere, rende difficile qualsiasi congettura sull'ethnos, ovvero la stirpe
originaria, di
Nomentum: a nord-ovest del
Tevere vivevano gli Etruschi; tra il Tevere e l'Aniene
alloggiavano i Sabini
e a sud-est di entrambi i fiumi vivevano i
Latini. Se è facile scartare
l'ipotesi etrusca, perché questo popolo non si spinse quasi mai verso le regione
sabine, non è altrettanto facile scartare una delle due ipotesi rimanenti.
Lo stesso poeta latino
Publio Virgilio Marone, nella sua
"Eneide", cade in contraddizione quando parla
di
Nomentum.
Nel VI libro, l'autore narra dell'arrivo di
Enea a Cuma, in
Campania, e della successiva visita dell'eroe troiano alla sacerdotessa di
Apollo: la
Sibilla. La veggente, durante il vaticinio, annuncia ad Enea che una
volta giunto nel Lazio egli troverà la sua nuova patria, ma a costo di lunghe e
dolorose guerre. Enea supplica poi la Sibilla di condurlo nel regno dei morti,
alla ricerca del padre
Anchise. Nei versi 756-776 viene descritta la visione
tramite la quale l'anziano genitore presenta in rassegna al figlio Enea i
discendenti più prossimi della loro stirpe e le città che essi fonderanno:
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Nunc age, Dardaniam prolem quae
deinde sequatur
gloria, qui maneant Itala de gente nepotes,
inlustris animas nostrumque in nomen ituras,
expediam dictis, et te tua fata docebo.
ille, uides, pura iuuenis qui nititur hasta,
proxima sorte tenet lucis loca, primus ad auras
aetherias Italo commixtus sanguine surget,
Siluius, Albanum nomen, tua postuma proles,
quem tibi longaeuo serum Lauinia coniunx
educet siluis regem regumque parentem,
unde genus Longa nostrum dominabitur Alba.
Proximus ille Procas, Troianae gloria gentis,
et Capys et Numitor et qui te nomine reddet
Siluius Aeneas, pariter pietate uel armis
egregius, si umquam regnandam acceperit Albam.
Qui iuuenes! quantas ostentant, aspice, uiris
atque umbrata gerunt ciuili tempora quercu!
Hi tibi Nomentum et Gabios urbemque Fidenam,
hi Collatinas imponent montibus arces,
Pometios Castrumque Inui Bolamque Coramque;
haec tum nomina erunt, nunc sunt sine nomine terrae.
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Ecco, ora ti spiegherò con
le parole quale gloria raggiungerà in futuro la prole di Dardano, quali
discendenti rimarranno della gente italica, anime illustri destinate a
portare il nostro nome e ti ammaestrerò sui tuoi destini. Vedi quel
giovane che si appoggia a una semplice asta, occupa per sorte i luoghi
più vicini alla luce, per primo sorgerà all'aria eterea misto di Italo
sangue, Silvio, nome Albano, tua postuma prole che nato tardi a te ormai
vecchio la sposa Lavinia alleverà nelle selve come re e padre di re da
cui la nostra stirpe dominerà Alba Longa. Quello vicino a lui è Proca,
gloria del popolo Troiano, e Capi e Numitore e Silvio Enea che porterà
il tuo stesso nome, parimenti egregio nella pietà e nelle armi se mai
avrà ottenuto di regnare su Alba. Che giovani! Guarda che grande forza
dimostrano! E portano le tempie ombreggiate di quercia civile. Questi ti
costruiranno Nomento e Gabii e la città di Fidene, questi altri sui
monti le rocche Collatine, Pomezia, la Fortezza di Inuo, Bola e Cora.
Questi saranno allora i nomi, mentre ora sono terre senza nome.
( Publio Virgilio Marone, Eneide, VI.756-776 ) |
Nell' VIII libro, però, l'autore stesso sembra sconfessarsi
quando parla dei malumori susseguitisi alla notizia che il re Latino si era
dichiarato favorevole al matrimonio di sua figlia
Lavinia con
Enea ( e dunque
all'unione tra i Latini e i Troiani ) perché suo padre, il dio italico
Fauno,
gli aveva preannunciato che dall'unione di sua figlia con uno straniero sarebbe
nata una stirpe eroica e gloriosa.
Turno, giovane re dei
Rutuli e pretendente
alla mano di Lavinia, nonostante il parere contrario di Latino, raduna un
esercito da inviare contro i Troiani; i suoi alleati principali sono
Mezenzio,
il re etrusco di Cere;
Ufente, capo degli Equi;
Umbrone, condottiero dei Marsi;
la volsca
Camilla e
Clauso, giovane principe dei Sabini, alla testa di un corpo
militare imponente:
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Una ingens
Amiterna cohors priscique Quirites,
Ereti manus omnis oliuiferaeque Mutuscae;
qui Nomentum urbem, qui Rosea rura Velini,
qui Tetricae horrentis rupes montemque Seuerum Casperiamque colunt
Forulosque et flumen Himellae,
qui Tiberim Fabarimque bibunt, quos frigida misit
Nursia, et Hortinae classes populique Latini...
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Erano con lui la coorte
d'Amiterno e gli antichi Quiriti, tutte le genti di Ereto e Mutusca,
produttrice d'olivi; quelli che abitano la città di
Nomento, i campi
di Rose del Velino, le irti rupi di Tetrica ed il monte Severo,
Casperia, Foruli ed il fiume dell'Imella; quelli che bevon il Tevere
ed il Fabari, quelli che inviò la fredda Norcia, le genti di Orte e
i popoli latini...
( Publio Virgilio Marone, Eneide, VII.709-715 ) |
Dall'Eneide non si trae dunque alcun aiuto circa il
problema dell'ethnos di
Nomentum: questa viene dapprima presentata come una
città che sarà fondata dai successori di Enea ( quindi di futura stirpe Latina )
e poi, in palese contrasto con quanto detto in precedenza, viene elencata tra le
città già esistenti nel Lazio ( quindi di probabile stirpe Sabina o altro ) che
si opposero agli invasori Troiani.
L'unica certezza che se ne può trarre è che
Nomentum fu edificata sicuramente
prima dell'anno 1000 aC, o giù di lì, visto che la guerra di Troia viene datata
intorno al 1180 aC e i fatti che Virgilio narra sono immediatamente successivi a
questo famoso episodio bellico: dunque
Nomentum esisteva ben prima della
fondazione di Roma. |