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Nomentum: 340-338 aC
La Guerra Latina: Nomentum perde la sua indipendenza |
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Ancora oggi non è del tutto chiaro se Roma, con la firma del Foedus Cassianum, abbia fatto ingresso nella Lega Latina come maggior esponente, oppure se le due parti abbiano continuato ad esistere come entità indipendenti, seppur alleate; è invece una realtà il fatto che il rapporto tra le due parti non fu mai idilliaco, come dimostrato dai continui tentativi di ribellione da parte di alcune città latine, quali Velletri, Lanuvio Preneste, Anzio, Circeo e Tivoli, avvenuti negli anni successivi alla firma del trattato. Nomentum, invece, non figura mai come partecipe ad una di queste ribellioni e, dunque, si deve pensare che rimase sostanzialmente fedele al foedus almeno fino alla metà del IV secolo aC. Intorno al 343 aC, infatti, il tentativo dei Sanniti di scendere dall'Appennino alla conquista della alta fascia costiera campana causò un involontario, quanto drastico, peggioramento dei rapporti tra i Romani e i Latini, che si concluderà, dopo circa un lustro, con la dissoluzione della Lega Latina e la sottomissione a Roma di buona parte del Lazio. Ma andiamo con ordine. I primi ad essere attaccati dai Sanniti furono i Sidicini, un popolo che aveva messo le radici nelle tranquille campagne tra il Liri ed il Volturno. I Sidicini, messi sotto assedio, chiesero inizialmente soccorso ai Latini, ma questi, forse trattenuti dagli alleati Romani che non volevano rovinare i buoni rapporti instaurati con i Sanniti qualche anno prima, rifiutarono di fornire il loro aiuto militare. La richiesta di soccorso fu allora rigirata ai Campani di Capua, che, però, erano a loro volta minacciati dai Sanniti.
Il conflitto durò forse un paio d'anni, ovvero fino al 341 aC, anno in cui i Romani sconfissero definitivamente i Sanniti a Suessula, nei pressi di Acerra. Le nuove condizioni di pace che Roma impose ai Sanniti non furono però particolarmente dure, tant'è che questi ultimi furono da subito liberi di volgere nuovamente il loro esercito contro i Sidicini, i cui territori non rientravano ancora nella sfera espansionistica romana. Il nuovo accordo romano-sannita e l'alleanza stretta con i Campani, ad esclusivo beneficio di Roma, riaccesero però il malumore dei popoli Latini, Ernici, Volsci ed Aurunci, che vedevano nella politica romana una chiara svolta espansionistica verso le regioni meridionali del Lazio e quelle settentrionali della Campania. La scintilla della rivolta fu accesa da una nuova richiesta di soccorso da parte dei Sidicini: i Latini, questa volta, risposero subito affermativamente alla loro richiesta e schierarono in breve tempo le loro truppe al fianco di quelle dei Sidicini e, a sorpresa, con quelle dei Campani, consci di aver concluso un contratto capestro con i Romani. Anche i Volsci e gli Aurunci si unirono a loro. Sollecitato dai Sanniti, il Senato Romano convocò alcuni rappresentanti della Lega Latina per chiedere loro di rinunciare ai propositi di guerra contro i Sanniti, ma gli ambasciatori latini risposero che era loro facoltà di aiutare i Sidicini così come i Romani avevano accolto le richieste di aiuto dei Campani. Volendo, però, lo scontro poteva essere evitato se Roma avesse riconosciuto ai Latini la parità dei diritti nel controllo del potere: uno dei due consoli della repubblica e metà dei senatori, in futuro, avrebbero dovuto esser scelti tra il popolo latino. I Romani ovviamente non accettarono le richieste latine e fu subito dichiarata la guerra, che, nel primo anno, ebbe come scenario la Campania: la prima violenta battaglia fu combattuta sulle pendici del Vesuvio e vide l'esercito latino subire una prima sconfitta da parte delle legioni romane ( 341 aC ). I Latini ed i loro alleati si attestarono allora nei pressi della foce del Liri, ma furono nuovamente sconfitti dall'esercito romano nella battaglia del Trifano, tra Vescia e Minturno, nel territorio degli Aurunci ( 340 aC ). Sia i Latini che i Campani furono costretti ad una cocente resa e dovettero rinunciare a buona parte dei loro territori, considerati bottino di guerra da parte dei Romani. Ma già l'anno seguente ( 339 aC ), i Latini cercarono di lavare questa nuova onta e, riunito un nuovo esercito cui aderirono anche parte dei Volsci, decisero di attaccare le legioni romane in territorio laziale: lo scontro avvenne ai Campi Fenectani, una località nei pressi delle paludi pontine, ma, ancora una volta, furono le truppe latine ad avere la peggio. E stessa sorte toccò loro nelle successive battaglie di Pedo, tra Praenestae e Tusculum, e del fiume Astura ( 338 aC ). Sull'onda di questo successo, Lucio Furio Camillo e Gaio Menio, consoli Romani in carica, decisero una volta per tutte di mettere a ferro e fuoco tutte le città volsco-latine ribelli:
Le città di Tivoli, Preneste, Velletri, Anzio, Lavinio, Ariccia e la stessa Nomentum, più numerose altre, furono quindi conquistate e ridotte a miti consigli. Nell'anno 338 aC Roma poteva ben dire di avere sotto controllo praticamente tutto il Lazio a sud del Tevere, ma si trovava ora di fronte al dilemma di come trattare i vinti e primo a sollevare la questione fu proprio Furio Camillo, che così si rivolse al Senato Romano:
Utilizzando la logica del divide et impera, i Romani sciolsero definitivamente la Lega Latina e impedirono alle ex città confederate di avere fra loro rapporti di commercio e di connubio; solo Roma aveva la facoltà di commerciare e creare rapporti familiari con le singole città latine. I Nomentani, dal canto loro, furono abbastanza fortunati, perché, insieme ai Lanuvini, Aricini e Pedani, acquisirono la piena cittadinanza romana, conservarono i loro culti religiosi e mantennero alcune cariche della vecchia magistratura locale. |
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