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Al
regno di
Tarquinio Prisco,
ucciso dai figli di Anco Marzio nel 579 aC, e a quello di
Servio Tullio,
ucciso nel 535 aC, fece seguito quello di
Lucio Tarquinio,
noto a tutti come
Tarquinio il
Superbo.
Tarquinio fu un re-tiranno e, con i suoi atteggiamenti aperti verso le classi sociali meno
nobili, allargò in maniera irreparabile la frattura che si era
creata tra la vecchia aristocrazia romana e la monarchia fin dai
tempi dell'incoronazione del "re etrusco" Tarquinio Prisco.
Nel 509 aC, approfittando di una momentanea assenza del re, impegnato
nell'assedio della città di Ardea, i Romani dichiararono
decaduta la monarchia e a capo della neonata repubblica nominarono
due consoli, la cui carica aveva durata annuale. Tarquinio fu
costretto all'esilio e trovò riparo nella città di
Tusculum
(Frascati),
presso suo genero
Mamilio.
Di questo momentaneo caos approfittò
Porsenna,
re etrusco di Chiusi, che oltrepassò il Tevere e attaccò la città di
Roma, riducendola ben presto ai propri ordini. Pensando di
aver compiuto il passo più importante verso la conquista del Lazio,
Porsenna non esitò, poi, a spingersi ancora più a sud, ma un
esercito di città latine alleate sconfisse le sue truppe nei pressi
di Ariccia, costringendolo a ritornare frettolosamente in Roma.
Ancora oggi non si sa bene per quali motivi, ma sta di fatto che Porsenna
abbandonò anche Roma e si ritirò a Chiusi, lasciando nuovamente la
città in mano al governo repubblicano.
I Romani, appena ripristinato l'ordine, attaccarono alcune città
limitrofe che si erano a loro ribellate, ma nel far ciò crearono un
forte risentimento tra le altre città latine; un risentimento di cui
approfittò il deposto re, Tarquinio, per sollevare le genti latine
contro di Roma e per riproporsi come unico avente diritto al trono
della città eterna.
Durante una riunione della
Lega Latina
alla Fonte
Ferentina, i
popoli presenti decisero di muovere guerra contro i Romani e tra i
firmatari del patto vi furono anche i rappresentanti di
Nomentum,
come chiaramente riferito dallo storico greco
Dionigi di Alicarnasso:
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Fattosi consiglio in Ferentino, quei che persuadevano la
guerra, assai vi accusarono gli altri che la
dissuadevano. Erano de' primi Tarquinio e Mamilio, il
genero di lui, e i capi degli Aricini. Esaltati
dalle loro parole, i Latini si dichiararono generalmente
per la guerra contro i Romani e si scambiarono il
giuramento che nessuna città avrebbe tradito la
federazione o avrebbe sottoscritto la pace senza il
consenso delle altre, decretando che chiunque non avesse
osservato i patti decadesse dalla lega alla esecrazione
ed inimicizia di tutti.
Sottoscrissero e giurarono questi patti i deputati degli
Ardeati, degli Aricini, dei Bovillani, dei Bubentani,
dei Corniani, dei Corventani, dei Circeiani, dei
Coriolani, dei Corbintani, dei Cabani, dei Fortiniani,
dei Gabini, dei Laurentini, dei Laviniesi, dei Labiniani,
dei Labicani, dei
Nomentani,
dei Norbani, dei Prenestini, dei Pedani, dei
Querquetulani, dei Satricesi, dei Scaptini, dei Sezzesi,
dei Tiburtini, dei Tuscolani, dei Tolerini, dei Telleni
e dei Veliterni.
( Dionigi di Alicarnasso,
Ῥωμαική
ἀρχαιολογία,
V.61 ) |
Lo
scontro armato era ormai inevitabile e scena del combattimento fu il
Lago Regillo,
nei pressi di
Tusculum,
nel 496 aC. Dopo alcune fasi alterne, la vittoria arrise ai Romani,
che misero in fuga tutti i loro nemici:
Primo la testa del cavallo
ai monti voltò Sesto Tarquino;
Rapidamente via fugge Lanuvio, e fugge Fermentino.
Spronano i cavalieri di
Nomento fuori dal campo
a volo;
i fanti di Velletri e scudo ed asta gettan, fuggendo, al
suolo.
Atterrato, travolto nella polvere e nella rossa gora
è lo stendardo dell’altiera Tuscolo, non mai piegato
ancora.
( Tommaso Babington Macaulay, La Battaglia del Lago
Regillo, Canto XXXVII, trad. A. Ferrajoli ) |
I
Romani, riunitisi poi in Senato, decisero di non infierire sugli
sconfitti e
Nomentum,
come tutte le altre città della Lega Latina, se la cavò bene anche
questa volta: le sue mura e le sue case furono lasciate intatte; i
suoi cittadini mantennero tutte le loro proprietà.
Questa magnanimità fu in parte dovuta anche ai forti venti di guerra
che, in quei tempi, soffiavano presso i Volsci, gli Equi e le altre
popolazioni limitrofe. I Romani , appena tre anni dopo la battaglia
del Lago Regillo, si affrettarono infatti a suggellare una alleanza
duratura con tutte le città della Lega Latina, i cui termini furono
stabiliti con un trattato, noto oggi come
Foedus Cassianum,
dal nome del console romano
Spurio Cassio
che ne fu il propugnatore:
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Tra'
Romani e tutti le città de' Latini sarà pace vicendevole
finché il cielo e la terra avranno lo stato medesimo, né
faranno guerra fra loro; né la chiameranno gli uni su
gli altri da altre regioni, né le daranno libero il
passo; gli uni soccorreranno gli altri con tutte le
forze nelle guerre e divideranno ugualmente le spoglie e
le prede delle guerre comuni. I giudizi de' contratti
privati si compiano entro dieci giorni ne' tribunali
della gente ove accadde il contratto. E nessuno possa
aggiungere o togliere a questi trattati senza il voto
dei Romani e di tutti i Latini.
( Dionigi di Alicarnasso,
Ῥωμαική
ἀρχαιολογία,
VI.95 ) |
Ma la ritrovata fratellanza tra Roma,
Nomentum
e le altre città latine non durò a lungo...

Vittoria al Lago Regillo,
affresco di Tommaso Laureti (1530-1602) - Roma, Musei
Capitolini, Sala dei Capitani
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