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Dopo l'episodio del
ratto delle sabine, i Romani e
i Sabini decisero di vivere in simbiosi e, a tal proposito,
stabilirono che il loro re dovesse essere, a turno, una volta di origine romana
e una volta di origine sabina ( secondo una logica dell'alternanza ).
Così, dopo il regno in coabitazione di
Romolo
e
Tito Tazio,
toccò al sabino
Numa Pompilio
e quindi, dopo la sua morte, al romano
Tullo Ostilio.
Questo re, al contrario del pacifico
Numa Pompilio,
dimostrò immediatamente la sua indole bellicosa dichiarando guerra ad
Alba Longa,
con l'intento di stabilire il primato di Roma su tutte le città
latine: Alba Longa era infatti considerata come una sorta di "città
madre", essendo partita da lì, secondo la leggenda, la diffusione
del nomen latinum
( nazione latina ) verso il Tevere.
A seguito della sconfitta di Alba Longa ( episodio descritto dalla
leggenda con la sfida tra gli Orazi e i Curiazi ), molte città
latine cominciarono a
temere la crescente potenza di Roma nel Lazio e questi timori crebbero ancor di più quando, alla morte di Tullo Ostilio venne eletto re l'etrusco
Tarquinio Prisco,
sovvertendo così, tra la sorpresa generale, la vecchia regola dell'alternanza romano-sabina.
Preoccupate dal fatto che il nuovo re potesse spalancare le porte
del Lazio ad una invasione politico-militare-commerciale etrusca, molte città
dichiararono decaduta ogni alleanza pacifica con Roma ed iniziarono a
saccheggiarne le campagne e a depredare i convogli di rifornimenti
diretti verso l'Urbe. Dapprima gli
Apiolani,
poi i
Crustumerini
e quindi i
Nomentani
cercarono di sconfiggere i Romani, ma tutte quanti subirono delle
cocenti sconfitte:
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Salito sul
trono, [Tarquinio] mosse guerra in principio agli Apiolani ...
devastò i loro territori migliori ... e la città, messa
a sacco, fu poi incendiata. Fatto ciò, il re
distrusse le mura dalle fondamenta e ricondusse in
casa le milizie; poi guidò una nuova spedizione,
questa volta contro la città dei Crustumerini.
Questa era una
colonia latina che si era sottomessa ai Romani nel
tempo di Romolo, ma, da quando Tarquinio era salito sul
trono, aveva ripreso a parteggiare per i Latini. [
A Tarquinio ] Non furono necessari né assedi né grande
impegno per sottometterla, perché i Crustumerini, già
ben consci dell'entità delle truppe che marciavano
verso di loro e della propria inferiorità numerica,
quando capirono che non sarebbe giunto nessun aiuto
militare da parte degli altri Latini, aprirono
le porte della città e supplicarono il re di usare
moderazione e clemenza nei loro confronti. La vicenda si
risolse proprio in tal modo e secondo le loro speranze:
Tarquinio, entrato in
città, non uccise nessuno dei Crustumerini e si limitò a
esiliare solo
pochi uomini ( tra i più ribelli ), concedendo a tutti gli
altri di mantenere i loro beni e di partecipare come
prima alla cittadinanza romana. Ma, affinché non
si sollevassero nuovamente, lasciò tra di loro alcuni
coloni romani. Ad ugual sorte andarono incontro i
Nomentani, che
avevano concepito lo stesso piano. Essi, spedendo bande di
razziatori nei
campi dei Romani, si erano apertamente dichiarati loro
nemici, confidando anche sulle alleanze con i Latini.
Non essendo, però, in grado di affrontare da soli una
forza così grande, quando si resero conto che Tarquinio
stava ormai giungendo su di loro, mentre i soccorsi
latini tardavano ad arrivare, uscirono dalla città con
i simboli della pace e si arresero.
( Dionigi di Alicarnasso,
Ῥωμαική
ἀρχαιολογία,
III.49-50 ) |
Secondo Dionigi di Alicarnasso,
Nomentum
fu, dunque, una delle prime città
latine a
rivoltarsi contro Roma e già a quei tempi ( all'incirca nel 600 aC )
doveva far parte di una Lega
Latina, poiché lo storico greco
afferma chiaramente che la città confidava sulle
"alleanze con i Latini".
I rinforzi però non arrivarono e la città fu costretta ad arrendersi
a Tarquinio Prisco, il quale, per loro fortuna, si limitò a lasciare
dei coloni romani a controllo del territorio nomentano, lasciando i
cittadini in possesso delle loro case e dei loro beni, così come
fece in precedenza con i Crustumerini.
Sta di fatto che Nomentum,
tra il VII e il VI secolo avanti Cristo, perse definitivamente le
sue probabili radici sabine e divenne in tutto e per tutto una città
ascritta al popolo latino, come confermeranno anche gli accadimenti
successivi, che la vedranno partecipe della Lega contro la crescente
supremazia romana.
Siete curiosi di sapere come andò a finire la rivolta dei Latini
contro Tarquinio Prisco ? Lasciamo a
Tito Livio
la risposta:
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Durante
questa guerra non si arrivò mai a uno scontro veramente
decisivo. Tarquinio, accerchiando di volta in volta le
singole città, sottomise tutti i Latini. Furono
conquistate: Corniculum, Ficulea Vecchia, Cameria,
Crustumerium, Ameriola, Medullia,
Nomentum,
tutte città dei Latini Prischi o passate dalla loro
parte durante la guerra. Poi fu conclusa la pace.
( Tito Livio, Ab Urbe Condita, I.38) |
Sotto il regno di
Tarquinio Prisco tutta la
Bassa Sabina fu quindi
costretta alla resa nei confronti di Roma; i nomi latini delle
città elencate da Tito Livio corrispondono infatti, nello stesso
ordine, alle attuali: Montecelio, Marco Simone, Palombara
Sabina, Marcigliana, Castelchiodato, Sant'Angelo Romano e
Mentana.

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