MENU Nomentum: VII secolo avanti Cristo
La rivolta contro Tarquinio Prisco
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Dopo l'episodio del ratto delle sabine, i Romani e i Sabini decisero di vivere in simbiosi e, a tal proposito, stabilirono che il loro re dovesse essere, a turno, una volta di origine romana e una volta di origine sabina ( secondo una logica dell'alternanza ). Così, dopo il regno in coabitazione di Romolo e Tito Tazio, toccò al sabino Numa Pompilio e quindi, dopo la sua morte, al romano Tullo Ostilio.

Questo re, al contrario del pacifico
Numa Pompilio, dimostrò immediatamente la sua indole bellicosa dichiarando guerra ad Alba Longa, con l'intento di stabilire il primato di Roma su tutte le città latine: Alba Longa era infatti considerata come una sorta di "città madre", essendo partita da lì, secondo la leggenda, la diffusione del nomen latinum ( nazione latina ) verso il Tevere.

A seguito della sconfitta di Alba Longa ( episodio descritto dalla leggenda con la sfida tra gli Orazi e i Curiazi ), molte città latine cominciarono a temere la crescente potenza di Roma nel Lazio e questi timori crebbero ancor di più quando, alla morte di Tullo Ostilio venne eletto re l'etrusco
Tarquinio Prisco, sovvertendo così, tra la sorpresa generale, la vecchia regola dell'alternanza romano-sabina. 

Preoccupate dal fatto che il nuovo re potesse spalancare le porte del Lazio ad una invasione politico-militare-commerciale etrusca, molte città dichiararono decaduta ogni alleanza pacifica con Roma ed iniziarono a saccheggiarne le campagne e a depredare i convogli di rifornimenti diretti verso l'Urbe. Dapprima gli
Apiolani, poi i Crustumerini e quindi i Nomentani cercarono di sconfiggere i Romani, ma tutte quanti subirono delle cocenti sconfitte:

Salito sul trono, [Tarquinio] mosse guerra in principio agli Apiolani ... devastò i loro territori migliori ... e la città, messa a sacco, fu poi incendiata.  Fatto ciò, il re distrusse le mura dalle fondamenta e ricondusse in casa le milizie;  poi guidò una nuova spedizione, questa volta contro la città dei Crustumerini.  Questa era una colonia latina che si era sottomessa ai Romani nel tempo di Romolo, ma, da quando Tarquinio era salito sul trono, aveva ripreso a parteggiare per i Latini. [ A Tarquinio ] Non furono necessari né assedi né grande impegno per sottometterla, perché i Crustumerini, già ben consci dell'entità delle truppe che marciavano verso di loro e della propria inferiorità numerica, quando capirono che non sarebbe giunto nessun aiuto militare da parte degli altri Latini, aprirono le porte della città e supplicarono il re di usare moderazione e clemenza nei loro confronti. La vicenda si risolse proprio in tal modo e secondo le loro speranze: Tarquinio, entrato in città, non uccise nessuno dei Crustumerini e si limitò a esiliare solo pochi uomini ( tra i più ribelli ), concedendo a tutti gli altri di mantenere i loro beni e di partecipare come prima alla cittadinanza romana.  Ma, affinché non si sollevassero nuovamente, lasciò tra di loro alcuni coloni romani.   Ad ugual sorte andarono incontro i Nomentani, che avevano concepito lo stesso piano. Essi, spedendo bande di razziatori  nei campi dei Romani,  si erano apertamente dichiarati loro nemici, confidando anche sulle alleanze con i Latini.  Non essendo, però, in grado di affrontare da soli una forza così grande, quando si resero conto che Tarquinio stava ormai giungendo su di loro, mentre i soccorsi latini tardavano ad arrivare, uscirono dalla città con i simboli della pace e si arresero.

( Dionigi di Alicarnasso,
Ῥωμαική ἀρχαιολογία, III.49-50 )

Secondo Dionigi di Alicarnasso, Nomentum fu, dunque, una delle prime città latine a rivoltarsi contro Roma e già a quei tempi ( all'incirca nel 600 aC ) doveva far parte di una Lega Latina, poiché lo storico greco afferma chiaramente che la città confidava sulle "alleanze con i Latini".  I rinforzi però non arrivarono e la città fu costretta ad arrendersi a Tarquinio Prisco, il quale, per loro fortuna, si limitò a lasciare dei coloni romani a controllo del territorio nomentano, lasciando i cittadini in possesso delle loro case e dei loro beni, così come fece in precedenza con i Crustumerini.

Sta di fatto che
Nomentum, tra il VII e il VI secolo avanti Cristo, perse definitivamente le sue probabili radici sabine e divenne in tutto e per tutto una città ascritta al popolo latino, come confermeranno anche gli accadimenti successivi, che la vedranno partecipe della Lega contro la crescente supremazia romana.

Siete curiosi di sapere come andò a finire la rivolta dei Latini contro Tarquinio Prisco ? Lasciamo a
Tito Livio la risposta:

Durante questa guerra non si arrivò mai a uno scontro veramente decisivo. Tarquinio, accerchiando di volta in volta le singole città, sottomise tutti i Latini. Furono conquistate: Corniculum, Ficulea Vecchia, Cameria, Crustumerium, Ameriola, Medullia, Nomentum, tutte città dei Latini Prischi o passate dalla loro parte durante la guerra. Poi fu conclusa la pace.

( Tito Livio, Ab Urbe Condita, I.38)

Sotto il regno di Tarquinio Prisco tutta la Bassa Sabina fu quindi costretta alla resa nei confronti di Roma; i nomi latini delle città elencate da Tito Livio corrispondono infatti, nello stesso ordine, alle attuali: Montecelio, Marco Simone, Palombara Sabina, Marcigliana, Castelchiodato, Sant'Angelo Romano e Mentana.



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